Elaborazione di un progetto finalizzato all’innovazione della filiera di produzione e/o alla promozione del settore professionale.
Presso Villa Panza a Varese (Fondazione Guggenheim), si terrà dal 5 ottobre 2024 al 5 aprile 2025 una mostra retrospettiva dedicata all’artista, fotografo e regista statunitense David LaChapelle. In mostra sono esposti i più importanti e celebri Tableaux Vivants dell’autore dei quali sono indagate le complesse e stratificate simbologie religiose e cristologiche, le implicazioni politiche, sociali ed economiche della cultura occidentale. L’esposizione ripercorre il cammino sacro in chiave profana e surrealista costruito negli anni dal geniale autore. Il candidato, dopo aver individuato titolo e concept della mostra, ne elabori una breve presentazione in formato doc e realizzi un video di montaggio in formato mp4 (orizzontale e verticale) utilizzando i materiali iconografici forniti. Il video è finalizzato alla promozione dell’evento e sarà utilizzato per la comunicazione sulla stampa online italiana e per la comunicazione tramite social di Villa Panza (organizzatore dell’evento) e dell’artista. Il video deve avere una durata compresa tra i 30 e i 60 secondi e deve contenere tutte le informazioni necessarie per una comunicazione efficace.
Fotografo & regista
“Amo creare tramite l’uso della fantasia tramutando in immagini i miei sogni”
David LAchapelle
Tableaux Vivants
L’ultima visione – Religione, Potere e Desiderio La mostra David LaChapelle è un’esperienza immersiva che esplora l’arte iconica di uno dei fotografi e registi più influenti del nostro tempo. Ospitata presso Villa Panza a Varese (Fondazione Guggenheim), l’esposizione si terrà dal 5 ottobre 2024 al 5 aprile 2025, con l’intento di analizzare i suoi Tableaux Vivants, opere fotografiche che sono un incontro tra arte, religione, politica e critica sociale.
Le foto di LaChapelle sono piene di simboli religiosi e riferimenti alla religione, ma li rielabora in modo unico, spesso con un tocco di surrealismo. Per esempio, nelle sue immagini possiamo vedere scene che richiamano la Bibbia o altre storie religiose, ma presentate in modo che ci facciano pensare al mondo di oggi, con tutti i suoi contrasti e le sue contraddizioni.
Questa mostra si concentra sul modo in cui LaChapelle gioca con i temi del sacro e del profano, mettendo in discussione la società contemporanea. In molte delle sue opere, affronta temi come il consumismo, le disuguaglianze sociali e le contraddizioni politiche. Le sue immagini non sono solo belle da guardare, ma ci invitano anche a riflettere sulla realtà in cui viviamo, su quanto siamo influenzati dai media, dalla politica e dalla cultura popolare. La mostra non è solo una retrospettiva delle sue opere, ma è anche un modo per farci riflettere sul nostro tempo. Ci invita a guardare il mondo in modo più critico, a chiederci se davvero stiamo facendo le scelte giuste e come possiamo migliorare come società.
Tra gli obiettivi della mostra e dei video promozionali realizzati ho voluto inserire:
Il promuovere la cultura visiva e l’arte contemporanea
Rendere accessibile il concetto di “Sacro e Profano”: aiutando il pubblico a comprendere le complesse intersezioni tra religione, società e politica attraverso un linguaggio visivo universale.
E coinvolgere i visitatori in un’esperienza immersiva, utilizzando simbolismi e messaggi che stimolano il pensiero e la riflessione critica.
Ogni opera esplora tematiche di critica sociale e religiosa, esplorazione della condizione umana, ed esaminando il divino e il profano in un contesto contemporaneo e moderno.
Il video è dinamico, coinvolgente e ritmato a tempo di musica, forse anche un po’ troppo affrettato e vivace, soprattutto all’inizio. A livello psicologico rende d’impatto allo spettatore e una totale concentrazione ad esso così da non perdere informazioni importanti, come il luogo e la data, e l’autore. Per essere chiari, secondo il mio punto di vista, questi video tendono a rappresentare una sensazione di disorientamento e forse anche curiosità nel rivedere con più attenzione le varie opere del fotografo e regista, fino a che non si arriva direttamente alle opere della mostra, i Tableaux Vivants, l’inizio vuole rappresentare una serie di immagini prodotte proprio da David Lachapelle, così da avere una specie di quadro generale su di esso.
A livello pratico invece, come titolo ho voluto dare “L’ultima visione – Religione, Potere e Desiderio” con un font che lo rappresenti davvero, ovvero quello di “categories elegant demo”, con colori accesi come il ciano e il magenta, colori celebri nelle sue opere e quelli più utilizzati, ma soprattutto d’impatto.
Mi sono basata e ispirata interamente alle sue opere e alla traccia musicale che ho selezionato, veloce, ritmata e inerente e contrastante al tipo di target d’età per la mostra, così da raggiungere più ragazzi possibili all’arte e al surrealismo della religione, vista in un contesto più moderno e vicino alla nostra società di oggi.
David Lachapelle, collaborando con vari artisti famosissimi, tra cui Michael Jackson, Tedua, Madonna, Rihanna, Kim Kardashian e Kanye West, ma questi sono solo alcuni, ha realizzato ritratti, collaborazioni fotografiche e progetti visivi. Alcune di queste opere le ho inserite all’interno dei video promozionali, cercando di tenere un flusso coerente con i colori, realizzando un “collage” di immagini, fino ad arrivare al clou. Le opere della mostra in sè.
Nei video ho creato dei KeyFrame per alcune delle immagini selezionate, portando a dei movimenti veloci contrastati a quelli lenti, attirando così l’attenzione del pubblico. I colori saturi, simboli religiosi e scene teatrali sono centrali, e ho voluto renderli coinvolgenti con effetti, video transitions e dissolvenze come la Gaussian Blur posta sotto al alcune delle fotografie. Il soggetto principale delle opere della mostra, è Cristo Gesù con una veste moderna e contemporanea, ed essendo la parte portante, ho scelto di porla al centro del video, seguendo comunque il ritmo musicale, ma con più attenzione a rimanere centrata e a creare attenzione con momenti di respiro tra un’opera e l’altra, e ad ogni stacco c’era un cambio di immagine. Creando anche dei leggeri movimenti digitali, Ken Burns. Sul finale, la musica l’ho abbassata così da avere una coerenza con le immagini, che andavano in dissolvenza sul nero. E infine, la frase finale, è una delle più celebri dettate da David Lachapelle, costruendo così un contenuto coinvolgente per i social di Villa Panza.